La mia prima volta al Salone del Mobile
In queste poche - ma intense - ore passate al Salone del Mobile ho avuto modo di osservare dall'interno la fauna della Desing Week. Abituata alle Fashion Week e a manifestazioni come Pitti, non mi faccio certo sconvolgere dalle variegature dell'essere umano. Solo che qui è tutto moltiplicato mille. In termini di spazi. E di affluenza.
La fauna del Salone è composto da persone - tante persone - con trolley al seguito il cui uso concreto resta ignoto ai più, tranne che nella sua accezione di "azzoppa persone" quando con una grazia e un'educazione senza pari i portatori-sani-di-trolley te lo sbattono sulle caviglie, passandoti sopra come tu fossi un bicchiere di carta in terra la mattina di Capodanno. Il resto della brulicante folla è composto da standiste col mal di piedi, a cui va tutta la mia stima e la mia comprensione e a cui ho lanciato ripetuti sguardi di intesa nelle loro angoscianti pause-siga; gente indecisa riguardo alla stagione attuale che nel dubbio opta per un azzeccatissimo abbinamento shorts+piumino che ho guardato con molta compassione, pensando dentro di me al "mi perplime" di Joe Bastianich. E poi gran fighi. E aiutatemi a dire gran fighi. In larga parte etero (ché non è scontato).
Questo flusso di persone cosi eterogenee mi affascina in maniera morbosa e al contempo mi repelle perché fondamentalmente sono un'asociale e soprattutto sono alta un metro e un barattolo e in mezzo alla folla sono a disagio, una disadattata. Ma nonostante tutto, osservare questo fiume in piena di gente-troppo-avanti mi ha fatto capire che non potevo non fare questa esperienza di vita. Perché, lo so, ve lo state chiedendo dall'inizio... cosa c'entro io col Salone del Mobile? Ebbene, una beata minchia.
Pur essendo figlia di un arredatrice di interni e migliore amica di una futura architetta, le mie conoscenze in fatto di design si fermano al porta orecchini di Maison du Monde (anzi, no scusate, mi sono pure montata la sedia Ikea da sola) ma il mio amore per il bello, quell'aspirazione da esteta mancata, non ha reparti stagni. E di cose belle al Salone ce ne sono davvero tante. Ce ne sono da starci male. Da mal di mare. Ho visto almeno 6 camere da letto che voglio, 18 salotti perfetti, 13 camerette per i figli che avrò e una serie infinita di complementi d'arredo da non posso più vivere senza. Ho fatto fuori e dentro per sconfinati km di padiglioni senza neanche rendermene conto, talmente tanti che, per tornare all'entrata est, dalla ovest ho dovuto prendere un bus navetta. E non me ne sono neanche accorta. Era la prima volta che ero lì e avevo gli occhi pieni di scorci di case perfette.















